Istituto Comprensivo "G. Parini" di Camposampiero

Scuole dell'Infanzia, primarie, secondaria di primo grado, punto erogazione CPIA

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“Per educare un bambino ci vuole un intero villaggio” (proverbio africano)

altSabato 10 maggio papa Francesco ha incontrato il mondo della scuola. Tutte le componenti erano rappresentate: studenti di ogni livello, docenti, dirigenti, genitori, personale degli uffici, collaboratori scolastici. Infatti, come ha ricordato il papa facendolo ripetere in coro a tutti i presenti: “Per educare un bambino ci vuole un intero villaggio”, proverbio che proviene dalla saggezza delle genti d’Africa. Del suo discorso, a conclusione di una giornata caratterizzata da un clima di allegria festosa, in mezzo ad una folla straripante e variopinta che da Piazza S. Pietro arrivava fino a Castel S. Angelo, vale la pena sottolineare alcuni passaggi molto significativi:

Andare a scuola significa aprire la mente e il cuore alla realtà, nella ricchezza dei suoi aspetti, delle sue dimensioni. E noi non abbiamo diritto ad aver paura della realtà! La scuola ci insegna a capire la realtà! Se uno ha imparato a imparare, – è questo il segreto, imparare ad imparare! – questo gli rimane per sempre, rimane una persona aperta alla realtà! Questo lo insegnava anche un grande educatore italiano, che era un prete: Don Lorenzo Milani.

In ricordo di Gabriel Garcia Marquez

altNon si può non ricordare Gabriel Garcia Marquez, lo scrittore colombiano, premio Nobel per la letteratura, scomparso il giovedì santo. Ci ha regalato tanto: un mondo letterario ricco di visioni e di una variegatissima umanità, un linguaggio torrenziale e sovrabbondante, un realismo magico che ha sorpreso, e incantato, tutti, un impegno civile sempre a favore dei diseredati, uno sguardo inedito sul Sudamerica e i suoi problemi sociali.

Ho letto molte opere di Marquez. Citerò quelle che mi sono rimaste nel cuore. Cent’anni di solitudine resta al top della mia personale graduatoria di gradimento. Ero giovanissima allora, visitavo le tombe a tumulo di Populonia, sconosciute ai più ma non a noi ragazze alla ricerca di storia, arte e cultura fra i borghi d’Italia, a bordo di una cinquecento blu, quella con i baffi. Una delle mie compagne di viaggio aveva in valigia proprio il romanzo di Marquez e, nei ritagli di tempo, fra una visita e l’altra, uno spostamento e una risata, leggeva avidamente pagine su pagine. Incuriosita dal suo interesse, me lo feci prestare. L’incipit era folgorante e mi conquistò immediatamente. Non smisi di leggerlo fino all’ultima pagina. Il mistero delle tombe a tumulo etrusche si sommava alla vita formicolante e fantasiosa di Macondo, il paese inventato da Marquez, dove si svolgevano le vicende visionarie di un’umanità apparentemente folle, avvinta nelle spire di una difficile quotidianità colorata di magia.

E come dimenticare Cronaca di una morte annunciata? Anche in questo caso, impossibile interromperne la lettura. Un ambiente illuminato da una luce abbagliante, una storia avvincente, un mondo ancora una volta allucinato e travolgente. Da cui è stato tratto un bel film, con Antony Delon e Ornella Muti nel suo massimo splendore. Regista Francesco Rosi, sceneggiatore Tonino Guerra! Non sempre i film tratti da opere letterarie sono belli, questo lo è. Ricordo in particolare che rende bene i colori, la concitazione della vicenda, il ritorno del protagonista con quelle migliaia di lettere disseminate nel giardino come i sassolini di Pollicino, lettere d’amore mai aperte.

Ed infine, L’amore ai tempi del colera. Chi non l’ha letto, si precipiti a farlo. Ricco di invenzioni narrative, successivamente riprese e copiate da altri, un amore che supera i confini del tempo e dello spazio, un lieto fine che consola e lascia uno strascico di nostalgia come la scia accennata dalla nave sul fiume, percorso e ripercorso, per vivere finalmente l’amore negato in una vita intera. E' rimasto sul mio comodino per mesi e ogni giorno, credo, l’ho aperto per leggere e rileggere. Anche in questo caso è stato tratto un film, non bello, nonostante la presenza di ottimi attori.

Grazie, Gabo. Hai portato nella nostra vita colore, fantasia e curiosità. I tre libri citati li ho prestati e non sono ritornati nella mia libreria. Li riacquisto subito.

Addio, Maestro

altMario Lodi ci ha lasciato. Mario Lodi di Vo’ di Piadena. Il Maestro. La cui biografia è intrecciata in modo indissolubile con la storia della scuola primaria italiana, direi, anzi, con la storia della scuola italiana tout court. I migliori insegnanti che ho conosciuto sono stati idealmente suoi allievi. E non soltanto chi è ormai prossimo alla pensione ma anche maestri giovani che hanno incontrato più recentemente la Sua opera e ne sono rimasti affascinati. Penso a Piera, Carla, Valeria, Grazia, tanti della Lambruschini - Giancarlo, Lia, Alessandra - e, fra i più giovani, Daniela, Paola, Daria, Ottavia. Io stessa. Quando, giovanissima, mi trovai ad aver superato la prova scritta di un concorso ordinario a cattedra, ebbi il problema di preparare l’orale. Individualista come sempre sono stata, non mi andava di frequentare uno dei tanti corsi di preparazione che allora come ora impazzano nel mercato dei concorsi. La ricerca di un’esperienza didattica convincente da presentare all’orale non era facile. Mi attirava molto Don Milani ma era osare troppo, non era ancora tempo, era il 1972, troppo vicino al ’68 - non ancora mitico e ancora rivoluzionario - di cui il priore di Barbiana era stato fra gli ispiratori inconsapevoli. E fu lì che incontrai Mario Lodi, del tutto per caso. E nello sfogliare le prime pagine de Il paese sbagliato fu illuminazione, amore totale. Quel libro rimase a lungo sul mio comodino. Lo leggevo al mattino prima di andare a scuola, mi dava la carica e quell’orizzonte ideale che tanti della mia generazione, ma anche altri successivamente, cercarono di portare nelle aule scolastiche, fra i banchi. L’impatto con un vecchio modo tradizionale di fare scuola fu durissimo e contrastato. Ancora oggi, quando entro in una scuola, avverto subito la presenza o, ahimè, l’assenza del vento di innovazione generato da Mario Lodi. Ce ne sono scuole in cui l’anima del Maestro vive, non tante, ma ce ne sono. Almeno una delle mie ex, la Marconi di Campo S. Martino, e un paio delle mie attuali. Sono le scuole migliori. Dove l’innovazione si concilia con l’accoglienza e un forte spirito di solidarietà e ascolto dei bambini. Grazie, Maestro. Il paese sbagliato l’ho prestato a qualcuno, non ricordo chi, e non ha fatto ritorno. La cosa importante è che migri come le rondini a primavera, a disseminare lungamente i semi del tuo spirito e del tuo insegnamento.

Da “Cipì” a “Il Paese sbagliato”: addio a Mario Lodi.

altDomenica 2 marzo 2014 è morto a Drizzona (Cr) Mario Lodi, assistito e confortato dalla moglie Fiorella assieme alle figlie Cosetta e Rossella. Aveva 92 anni il nostro caro maestro. A fare da sfondo alla sua vita e alla sua attività professionale vi fu sempre il cremonese, un ambiente rurale ricco di spunti di riflessione, che ha fatto dono all’Italia di cittadini integri, nonché caratterizzato dalla ricostruzione post bellica e dal processo di alfabetizzazione della gente delle campagne. Per questo motivo la vita di Mario Lodi può essere considerata come una limpida e longilinea parabola disegnata sulla pedagogia e sulla scuola che ha saputo interpretare culturalmente la ricostruzione dell’Italia, attraverso un impegno concreto e quotidiano esemplare.

Il valore delle parole: diversità tra Olocausto e Shoah

altIl “Giorno della Memoria” è stato così designato il primo novembre 2005 dalla risoluzione № 60/7 dell'Assemblea Generale dell’ONU, preceduta da una sessione speciale che si tenne il 24 gennaio 2005 durante la quale l'Assemblea generale delle Nazioni Unite celebrò il LX anniversario della liberazione dei campi di concentramento nazisti e la fine del genocidio ebreo. Questo giorno celebra la liberazione del campo di concentramento di Auschwitz, avvenuta il 27 gennaio 1945 ad opera delle truppe sovietiche dell’Armata Rossa. Da allora il 27 Gennaio è diventato il ”Giorno della Memoria”, ed è dedicato a ricordare “ciò che fu” e che “mai più” dovrà accadere.

LETTERA ALL’INSEGNANTE DI MIO FIGLIO – Abraham Lincoln

ABRAHAM LINCOLN CON SUO FIGLIO

 Il mio figlioletto inizia oggi la scuola: per lui, tutto sarà strano e nuovo per un po’ e desidero che sia trattato con delicatezza. È un’avventura che potrebbe portarlo ad attraversare continenti, un’avventura che, probabilmente, comprenderà guerre, tragedie e dolore. Vivere questa vita richiederà fede, amore e coraggio. Dovrà imparare, lo so, che non tutti gli uomini sono giusti, che non tutti gli uomini sono sinceri. Però gli insegni anche che per ogni delinquente, c’è un eroe; che per ogni politico egoista c’è un leader scrupoloso… Gli insegni che per ogni nemico c’è un amico, cerchi di tenerlo lontano dall’invidia, se ci riesce, e gli insegni il segreto di una risata discreta. Gli faccia imparare subito che i bulli sono i primi ad essere sconfitti. Se può, gli trasmetta la meraviglia dei libri. Ma gli lasci anche il tempo tranquillo per ponderare l’eterno mistero degli uccelli nel cielo, delle api nel sole e dei fiori su una verde collina. Gli insegni che a scuola è molto più onorevole sbagliare piuttosto che imbrogliare. Gli insegni ad avere fiducia nelle proprie idee, anche se tutti gli dicono che sta sbagliando. Gli insegni ad essere gentile con le persone gentili e rude con i rudi. Cerchi di dare a mio figlio la forza per non seguire la massa, anche se tutti saltano sul carro del vincitore… Gli insegni a dare ascolto a tutti gli uomini, ma gli insegni anche a filtrare ciò che ascolta col setaccio della verità, trattenendo solo il buono che vi passa attraverso. Gli insegni, se può, come ridere quando è triste. Gli insegni ...

Vado a scuola

alt"Si dimentica spesso che la scuola è un'opportunità. In certe regioni del mondo, ancora oggi il cammino per la scuola è un percorso per combattenti e il sapere una conquista. Ogni mattina, talvolta a rischio della vita, dei ragazzi s'impegnano sul cammino della conoscenza. Questi scolari sono gli eroi della loro storia. Di storie vere" - spiega il regista Pascal Plisson del film documentario "Vado a scuola", che afferma inoltre che "l'istruzione è fondamentale, la scuola è una benedizione e ogni bambino deve essere aiutato a sviluppare il proprio potenziale, sia che viva in un angolo sperduto del pianeta, sia nelle nostre città".

Per chi fosse interessato e incuriosito il film è in programmazione al Cinema Teatro Giardino di S. Giorgio delle Pertiche giovedì 28 novembre p.v. alle ore 21.00.

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