Istituto Comprensivo "G. Parini" di Camposampiero

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Tavola rotonda LA BUONA SCUOLA

 RETE CONSILIUM           RETE SCUOLE DEL CITTADELLESE  

con il patrocinio del Comune di Curtarolo

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TAVOLA ROTONDA

LA BUONA SCUOLA

SABATO 8 novembre 2014

ORE 9.00 – 13.00

SALA FORUM

Via Kennedy  CURTAROLO (Padova)

Clicca qui per scaricare la locandina dell'evento

Incontro con Beniamino Deidda

dott-beniamino-deidda3Il dottor Deidda Beniamino, testimone e promulgatore del pensiero educativo di Don Lorenzo Milani, nella conferenza svoltasi in sala Filarmonica il 16 ottobre ha proposto le ragioni profonde del messaggio educativo del sacerdote toscano, che si sviluppano in tre punti :

-l'obbedienza alla geriarchia, ma disobbedienza nell'ambito sociale quando non è rispettata la sovranità dei cittadini;

-l'educazione dei giovani alla legalità: nessun cittadino può tacere di fronte all'ingiustizia, perché in uno Stato democratico tutto è di tutti e per tutti;

-il senso della responsabilità individuale: è l'impegno più alto da perseguire per un cittadino; ciascuno ha il dovere di comportarsi in modo corretto e coerente alla Costituzione perché è responsabile per gli altri, senza realizzare il proprio interesse.

Queste tematiche sono estremamente attuali, nonostante siano passati quasi cinquant'anni dalla loro divulgazione.

Il dottor Deidda ha invitato i presenti a recuperare e vivere queste affermazioni nel nostro quotidiano; con la sua appassionata testimonianza ha raccontato eventi personali dove l'educazione civica è vissuta come opportunità per divenire cittadini sovrani. Affabile conversatore ha conquistato la platea con la sua esperienza forte ed emozionante.

Un plauso all'Amministrazione Comunale, che ha offerto alla cittadinanza la possibilità di conoscere un testimone diretto ed esperto del messaggio educativo di Don Milani.

A noi Docenti l'invito a formare cittadini sovrani in uno Stato davvero democratico.

Migrantes: in Italia aumentano gli emigranti e superano gli stranieri in arrivo

Secondo il rapporto pubblicato dalla Fondazione della Cei, il numero delle partenze dall'Italia ha superato quello degli arrivi dei lavoratori stranieri: + 16,1 per cento rispetto al 2012. Tra le cause della fuga la recessione economica e la disoccupazione. In Friuli partono più donne che uomini, la Gran Bretagna la meta più richiesta.

 

Il numero di italiani che emigrano all'estero è superiore a quello degli stranieri che arrivano nel nostro paese. Il dato è contenuto nel Rapporto Italiani nel Mondo pubblicato oggi dalla Fondazione Migrantes della Conferenza Episcopale Italiana. Le partenze dall'Italia hanno raggiunto nel 2013 il numero di 94 mila persone, cifra superiore ai flussi dei lavoratori stranieri immigrati in Italia, che sono ogni anno circa la metà di questa cifra, precisamente 43 mila nel 2010. Da queste cifre sono esclusi, per ovvi motivi, gli arrivi clandestini. Nel mondo sono 4.482.115 i cittadini italiani residenti all'estero: l'aumento in valore assoluto rispetto al 2013 è di quasi 141 mila iscrizioni, il 3,1 per cento nell'ultimo anno. La maggior parte delle iscrizioni sono per espatrio (2.379.977) e per nascita (1.747.409).

Intervista a papa Francesco

altDa la repubblica del 13/07/2014 di Eugenio Scalfari

Riporto l'intervista di Eugenio Scalfari a papa Francesco per chi non  l'avesse letta sul quotidiano. Le parole del papa sull'educazione, e non solo, sono anticonvenzionali e nuove. Emozionano. (E. Miozzo)

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  Sono le 5 del pomeriggio di giovedì 10 luglio ed è la terza volta che incontro Papa Francesco per conversare con lui. Di che cosa? Del suo pontificato, iniziato da poco più di un anno e che in così breve tempo ha già cominciato a rivoluzionare la Chiesa; dei rapporti tra i fedeli e il Papa che viene dall'altra parte del mondo; del Concilio Vaticano II concluso 50 anni fa solo parzialmente attuato nelle sue conclusioni; del mondo moderno e la tradizione cristiana e soprattutto della figura di Gesù di Nazaret. Infine della nostra vita, dei suoi affanni e delle sue gioie, delle sue sfide e del suo destino, di ciò che ci aspetta in uno sperato aldilà o del nulla che la morte porta con sé.

Questi nostri incontri li ha voluti Papa Francesco perché, tra le tante persone di ogni condizione sociale, di ogni fede, d'ogni età che incontra nel suo quotidiano apostolato, desiderava anche scambiare idee e sentimenti con un non credente. Ed io tale sono; un non credente che ama la figura umana di Gesù, la sua predicazione, la sua leggenda, il mito che egli rappresenta agli occhi di chi gli riconosce un'umanità di eccezionale spessore, ma nessuna divinità.

“Per educare un bambino ci vuole un intero villaggio” (proverbio africano)

altSabato 10 maggio papa Francesco ha incontrato il mondo della scuola. Tutte le componenti erano rappresentate: studenti di ogni livello, docenti, dirigenti, genitori, personale degli uffici, collaboratori scolastici. Infatti, come ha ricordato il papa facendolo ripetere in coro a tutti i presenti: “Per educare un bambino ci vuole un intero villaggio”, proverbio che proviene dalla saggezza delle genti d’Africa. Del suo discorso, a conclusione di una giornata caratterizzata da un clima di allegria festosa, in mezzo ad una folla straripante e variopinta che da Piazza S. Pietro arrivava fino a Castel S. Angelo, vale la pena sottolineare alcuni passaggi molto significativi:

Andare a scuola significa aprire la mente e il cuore alla realtà, nella ricchezza dei suoi aspetti, delle sue dimensioni. E noi non abbiamo diritto ad aver paura della realtà! La scuola ci insegna a capire la realtà! Se uno ha imparato a imparare, – è questo il segreto, imparare ad imparare! – questo gli rimane per sempre, rimane una persona aperta alla realtà! Questo lo insegnava anche un grande educatore italiano, che era un prete: Don Lorenzo Milani.

In ricordo di Gabriel Garcia Marquez

altNon si può non ricordare Gabriel Garcia Marquez, lo scrittore colombiano, premio Nobel per la letteratura, scomparso il giovedì santo. Ci ha regalato tanto: un mondo letterario ricco di visioni e di una variegatissima umanità, un linguaggio torrenziale e sovrabbondante, un realismo magico che ha sorpreso, e incantato, tutti, un impegno civile sempre a favore dei diseredati, uno sguardo inedito sul Sudamerica e i suoi problemi sociali.

Ho letto molte opere di Marquez. Citerò quelle che mi sono rimaste nel cuore. Cent’anni di solitudine resta al top della mia personale graduatoria di gradimento. Ero giovanissima allora, visitavo le tombe a tumulo di Populonia, sconosciute ai più ma non a noi ragazze alla ricerca di storia, arte e cultura fra i borghi d’Italia, a bordo di una cinquecento blu, quella con i baffi. Una delle mie compagne di viaggio aveva in valigia proprio il romanzo di Marquez e, nei ritagli di tempo, fra una visita e l’altra, uno spostamento e una risata, leggeva avidamente pagine su pagine. Incuriosita dal suo interesse, me lo feci prestare. L’incipit era folgorante e mi conquistò immediatamente. Non smisi di leggerlo fino all’ultima pagina. Il mistero delle tombe a tumulo etrusche si sommava alla vita formicolante e fantasiosa di Macondo, il paese inventato da Marquez, dove si svolgevano le vicende visionarie di un’umanità apparentemente folle, avvinta nelle spire di una difficile quotidianità colorata di magia.

E come dimenticare Cronaca di una morte annunciata? Anche in questo caso, impossibile interromperne la lettura. Un ambiente illuminato da una luce abbagliante, una storia avvincente, un mondo ancora una volta allucinato e travolgente. Da cui è stato tratto un bel film, con Antony Delon e Ornella Muti nel suo massimo splendore. Regista Francesco Rosi, sceneggiatore Tonino Guerra! Non sempre i film tratti da opere letterarie sono belli, questo lo è. Ricordo in particolare che rende bene i colori, la concitazione della vicenda, il ritorno del protagonista con quelle migliaia di lettere disseminate nel giardino come i sassolini di Pollicino, lettere d’amore mai aperte.

Ed infine, L’amore ai tempi del colera. Chi non l’ha letto, si precipiti a farlo. Ricco di invenzioni narrative, successivamente riprese e copiate da altri, un amore che supera i confini del tempo e dello spazio, un lieto fine che consola e lascia uno strascico di nostalgia come la scia accennata dalla nave sul fiume, percorso e ripercorso, per vivere finalmente l’amore negato in una vita intera. E' rimasto sul mio comodino per mesi e ogni giorno, credo, l’ho aperto per leggere e rileggere. Anche in questo caso è stato tratto un film, non bello, nonostante la presenza di ottimi attori.

Grazie, Gabo. Hai portato nella nostra vita colore, fantasia e curiosità. I tre libri citati li ho prestati e non sono ritornati nella mia libreria. Li riacquisto subito.

Addio, Maestro

altMario Lodi ci ha lasciato. Mario Lodi di Vo’ di Piadena. Il Maestro. La cui biografia è intrecciata in modo indissolubile con la storia della scuola primaria italiana, direi, anzi, con la storia della scuola italiana tout court. I migliori insegnanti che ho conosciuto sono stati idealmente suoi allievi. E non soltanto chi è ormai prossimo alla pensione ma anche maestri giovani che hanno incontrato più recentemente la Sua opera e ne sono rimasti affascinati. Penso a Piera, Carla, Valeria, Grazia, tanti della Lambruschini - Giancarlo, Lia, Alessandra - e, fra i più giovani, Daniela, Paola, Daria, Ottavia. Io stessa. Quando, giovanissima, mi trovai ad aver superato la prova scritta di un concorso ordinario a cattedra, ebbi il problema di preparare l’orale. Individualista come sempre sono stata, non mi andava di frequentare uno dei tanti corsi di preparazione che allora come ora impazzano nel mercato dei concorsi. La ricerca di un’esperienza didattica convincente da presentare all’orale non era facile. Mi attirava molto Don Milani ma era osare troppo, non era ancora tempo, era il 1972, troppo vicino al ’68 - non ancora mitico e ancora rivoluzionario - di cui il priore di Barbiana era stato fra gli ispiratori inconsapevoli. E fu lì che incontrai Mario Lodi, del tutto per caso. E nello sfogliare le prime pagine de Il paese sbagliato fu illuminazione, amore totale. Quel libro rimase a lungo sul mio comodino. Lo leggevo al mattino prima di andare a scuola, mi dava la carica e quell’orizzonte ideale che tanti della mia generazione, ma anche altri successivamente, cercarono di portare nelle aule scolastiche, fra i banchi. L’impatto con un vecchio modo tradizionale di fare scuola fu durissimo e contrastato. Ancora oggi, quando entro in una scuola, avverto subito la presenza o, ahimè, l’assenza del vento di innovazione generato da Mario Lodi. Ce ne sono scuole in cui l’anima del Maestro vive, non tante, ma ce ne sono. Almeno una delle mie ex, la Marconi di Campo S. Martino, e un paio delle mie attuali. Sono le scuole migliori. Dove l’innovazione si concilia con l’accoglienza e un forte spirito di solidarietà e ascolto dei bambini. Grazie, Maestro. Il paese sbagliato l’ho prestato a qualcuno, non ricordo chi, e non ha fatto ritorno. La cosa importante è che migri come le rondini a primavera, a disseminare lungamente i semi del tuo spirito e del tuo insegnamento.